Non lottare contro il Cosmo / la Cosmologia del Rave il Processo del Bardo

Non lottare contro il Cosmo  

Il Grande Reset: La perdità d'identità 


Il vero "Grande Reset" non appartiene ai complotti mondiali, al World Economic Forum, ai poteri forti o ai chip sottopelle. La gente passa gli anni a guardare video su Internet per paura che qualcuno dall'alto cancelli i soldi e la proprietà privata. Non capisce che il vero reset lo compie la biologia allo scadere del tempo.
La morte biologica è l'unica forza che azzera tutto istantaneamente. Non servono banche centrali o valute digitali. La morte ti toglie tutto, persino i soldi rimasti sul tavolo di un notaio. Nel momento del passaggio non hai più le tasche per portarli via.
Il pezzo di carta con scritto "Dottore", "Professore" o "Presidente" diventa carta straccia nell'istante esatto in cui il cuore si ferma. I confini geografici e l'orgoglio patriottico crollano. La terra non ti appartiene più.

 Il Prestito Biologico

La forma fisica è una lezione continua di umiltà, ma la mente si ostina a rincorrere la vanità. La biologia non mente, non crea gerarchie e non fa favoritismi. Un corpo umano ha bisogno dello stesso identico ossigeno, subisce la stessa gravità e va incontro alla stessa identica usura. Sia che appartenga a un re, sia che appartenga a un mendicante.
Il corpo è solo un prestito biologico che la natura ci concede per fare un viaggio.
Al contrario, la mente umana vive dentro un'illusione di onnipotenza. Si inventa titoli , ruoli per sentirsi superiore, accumula cifre su un display per darsi un peso e traccia confini invisibili per urlare "io sono di qua e tu sei di là". Questa prigione dell'identità è una maschera di pietra che indossiamo per nascondere un terrore folle: scoprire che dietro tutti i nostri ruoli sociali non c'è assolutamente nessuno.
Le Giuste Proporzioni nelle 72 Ore
La vera comicità sta proprio qui: tremiamo per i complotti inventati dagli altri uomini, ma ignoriamo il Reset totale e inevitabile che abbiamo già scritto dentro le cellule. Tutta la vita passata a difendere il proprio orto e a controllare il saldo sullo smartphone si rivela una stonatura fastidiosa dentro il silenzio assoluto dell'universo.
La grande barzelletta biologica si compie in un millesimo di secondo. La maschera si spacca e la mente rimane nuda di fronte al fatto di non essere mai stata nessuno. È stata solo un rumore molesto attaccato al vecchio ritornello dell’"io sono questo" e "io sono quello".
Guardare il Cosmo significa fare i conti con le giuste proporzioni. Le galassie ruotano nel silenzio più assoluto, del tutto indifferenti alle nostre geografie immaginarie. Per l'universo, la nostra intera esistenza è un battito di ciglia. 
Se l'intera storia del cosmo fosse racchiusa in un solo giorno di ventiquattro ore, una vita umana di ottant'anni durerebbe appena 0,00018 secondi. Meno di due decimillesimi di secondo. Eppure, in questo frammento infinitesimale di tempo, la mente umana ha l'incredibile presunzione di sentirsi il centro di tutto, prigioniera della propria minuscola vanità. 
Le stelle non si curano dei nostri conti in banca. Bruciano e si spengono secondo leggi fisiche implacabili. Sono le stesse identiche leggi che regolano gli atomi del nostro corpo e le 72 ore post morte necessarie al nostro distacco. Riconoscere questa verità mentre si è ancora in vita è l'unica vera forma di saggezza. 
Chi abbassa la testa di fronte alla galassia non si sente schiacciato, ma finalmente libero. Depone l'orgoglio prima del tempo e smette di fare la guerra all'infinito. Accetta l'umiltà di essere semplicemente una parte del Tutto e si prepara a restituire i propri atomi all'universo, con la pace di chi sa che la fine è solo un ritorno a casa.
Il Passeggero del Cosmo e la Meccanica del Bardo
Ci muoviamo a migliaia di chilometri orari nel buio del cosmo, eppure non sentiamo nulla. Non dobbiamo fare nulla perché questo accada: la vita ci sta semplicemente portando. 
Non siamo noi a decidere il ritmo delle stelle, né siamo noi a far battere il nostro cuore o a far crescere le nostre cellule. Siamo immersi in un flusso invisibile. La scienza ci dice che ogni secondo siamo attraversati da miliardi di minuscole particelle: una pioggia costante di informazioni che ci connette direttamente al Tutto.
Rispettare il silenzio del distacco significa comprendere la meccanica del Bardo. Significa capire che se la vita è stata capace di portarci fin qui , sul pianeta Terra senza il nostro controllo, saprà esattamente come riportarci a casa ( Cosmo ).
In quelle 72 ore finali, il Passeggero Eterno che già ci abita ,  non deve compiere alcuno sforzo. Sta semplicemente seguendo la sua traiettoria naturale verso l'infinito. 
Noi non siamo i piloti della nostra vita. Siamo gli ospiti di un viaggio magnifico e, come ogni buon ospite, nell'istante del congedo dobbiamo saper fare un passo indietro e lasciare che la Grande Corrente faccia il suo lavoro.
Credere di poter controllare la transizione — o voler forzare i tempi di quelle 72 ore — è come cercare di fermare il vento con l'uso delle mani. È come pretendere di guidare il pianeta mentre orbita attorno al Sole. La pretesa di dover sempre "fare", di vestire il personaggio, di sbrigarsi a trovare soluzioni, è solo il grido disperato di una mente che non accetta di essere, appunto, solo un Passeggero.
Mentre stai leggendo, adesso , la Terra ti trascina intorno al Sole a 107.000 chilometri orari. L’intero sistema solare sfreccia nella Galassia a 800.000 chilometri orari. Siamo lanciati nel vuoto a quasi un milione di chilometri all'ora. Eppure, abbiamo la pretesa assurda di avere il controllo sulla nostra vita. Ci comportiamo come passeggeri di un jet che si agitano e controllano e danno ordini perchè ecredono  di essere il pilota.
La Frequenza e la Cosmologia del Rave
Pensiamo spesso di essere solo dei corpi fatti di carne , che si muovono nel vuoto del mondo. Ma questa è solo l'apparenza. Non è solo la Cosmologia del Rave a dircelo, ma la scienza stessa: la fisica quantistica ci rivela che noi siamo frequenza che viaggia.
Se rimpicciolissimo le nostre cellule fino a guardare dentro gli atomi, scopriremmo che non c'è nulla di solido. C'è solo energia pura che oscilla a frequenze misurabili. La nostra carne sembra solida solo perché vibra a una velocità pazzesca, ingannando i nostri occhi. 
E , quello che chiamiamo corpo è solo il risultato di una vibrazione così rapida e intensa da apparire solida ai nostri sensi limitati. Proprio come le pale di un ventilatore che, girando al massimo, creano l'illusione di un disco compatto, il nostro corpo è un vortice di energia che danza a ritmi vertiginosi. 
Non siamo oggetti che "hanno" una frequenza; siamo la frequenza stessa.
Nelle 72 ore successive alla morte biologica, la "carne" interrompe i suoi processi, ma la frequenza — la nostra vera essenza — non si dissolve all'istante. Resta temporaneamente ancorata al corpo, completando il suo viaggio di distacco.
È come un riverbero. È il suono che continua a vibrare nell'aria, limpido e presente, anche dopo che il tasto del pianoforte è stato rilasciato e la corda ha smesso di essere colpita.

Perché riconoscerlo ora?
Se non impari a percepire te stesso e gli altri come frequenza mentre sei in vita, vedrai sempre e solo un corpo. E il corpo fa paura. Il corpo va nascosto, vestito, bruciato in fretta.
Se invece riconosci che l'altro è frequenza pura, nelle fasi finali del distacco non vedrai un cadavere. Vedrai una melodia che sta sfumando verso il silenzio assoluto.
Non siamo materia che cerca di diventare spirito. Siamo frequenza che per un breve, folle viaggio nello spazio, ha preso la forma di un corpo per poter sentire, amare e, infine, tornare al mare della vibrazione totale.
Dire che "non siamo materia che cerca di diventare spirito" significa invertire la prospettiva a cui siamo abituati.
La maggior parte delle persone pensa: "Io sono un corpo solido, una macchina biologica fatta di carne, che alla fine della vita forse libererà un'anima spirituale".
Per la scienza, per i mistici orientali e per la Cosmologia del Rave, la verità è l'esatto contrario di ciò che appare: Tu sei già spirito, sei già frequenza pura. Non devi "diventarlo" o conquistarlo alla fine del viaggio. Lo spirito è la tua natura di partenza. Il corpo fisico è solo una tuta spaziale temporanea, un mezzo di trasporto che la frequenza ha indossato per poter toccare, piangere, ridere e fare esperienza nel mondo solido. Quando il corpo si ferma, non diventi qualcosa di nuovo: torni semplicemente a essere ciò che sei sempre stato.
Se ti chiedi dove sia il tuo spirito in questo momento, non cercarlo nascosto dentro il corpo come un oggetto chiuso in una scatola.
Il tuo spirito è ovunque intorno e dentro di te: è il campo di energia in cui il tuo corpo è immerso.
Pensa di nuovo al pianoforte. Dove si trova la musica? Non è dentro i tasti, non è nascosta nel legno o nelle corde. I tasti e le corde servono solo a produrla. La musica è nell'aria, riempie la stanza, ti avvolge e si muove nello spazio.
Il tuo corpo è lo strumento. Il tuo spirito è la musica. Non è confinato dentro la tua pelle: tu sei la melodia che vibra nello spazio, e il tuo corpo è solo lo strumento che ti permette di risuonare nel mondo fisico. Una melodia unica, irripetibile, con il tuo timbro, il tuo ritmo, il tuo colore emotivo. Tu sei quella specifica onda che sta vibrando proprio ora, attraversando lo spazio e il tempo , cavalcando un oceano invisibile di neutrini. Queste particelle infinitesimali, prodotte dalle stelle e dal sole, viaggiano alla velocità della luce e attraversano ogni centimetro di materia senza che nulla possa fermarle. Passano attraverso i pianeti, attraverso i muri e attraverso le tue cellule, lasciando un'impronta di informazione pura. Tu sei quella specifica onda di dati e frequenza che sta vibrando proprio ora, intrecciata a questo flusso cosmico.
Eppure, nonostante questa natura stellare, capita di svegliarsi la mattina e sentirsi invisibili. Ci si sente inutili, svuotati, o bloccati dentro un semplice ruolo: un impiegato, un genitore, un titolo di studio, una maschera sociale.
Come puoi sentirti inutile, o ridotto a un ruolo, se sei un'antenna cosmica che filtra miliardi di neutrini al secondo?
Succede perché la mente ti confonde. Guarda il pianoforte e si convince di essere il legno dello strumento, non la musica. Ti convinci che il tuo valore dipenda da "cosa fai" nel mondo fisico o da come gli altri giudicano la tua forma solida. 
Ma un ruolo è solo una nota ripetuta, una gabbia mentale in cui cerchi di stringere un'onda energetica che non ha confini. Quando ti senti inutile, stai solo guardando il copione che la società ti ha dato da recitare. Ti sei dimenticato che la tua utilità non sta nel produrre qualcosa, ma nell'esistere come frequenza unica. 
L'universo ha bisogno della tua nota esatta per completare la sua sinfonia; se tu non la facessi risuonare, ci sarebbe un vuoto eterno nel tessuto del tempo.
Se la tua musica continuerà a risuonare per settantadue ore dopo il tuo ultimo respiro, sei davvero sicuro di voler permettere a qualcuno di interrompere il silenzio?


                                                                

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